Esci!

Mentre curioso nel portfolio di Hapak sul Time, che questo mese dedica copertina e fascia di Person of the year alle folle di protester che dalla Tunisia di Mohamed Bouazizi hanno attraversato l’oceano e occupato la piazza Liberty (più prosaicamente nota come Zuccotti park) nel cuore del Sistema Capitalistico dove l’alta finanza si è sposata con la bassa politica, faccio il giro del mondo. Vedo greci, irlandesi, islandesi, tunisini, egiziani, siriani, libanesi, spagnoli, addirittura inglesi, e una domanda sorge: Dove siamo noialtri?

Manchiamo all’appello, però di certo siamo sulla lista. Dovremmo esserci, penso io. A Roma c’eravamo il 15 ottobre, e in tanti. Più che a Madrid, Berlino e Parigi. Si sono dimenticati di noi? Oppure noi  ci siamo dimenticati che la rivoluzione non si fa in un giorno anche se quel giorno si chiama World Revolution Day?

Così aprendo una rivista d’oltremanica ho iniziato a riflettere sui miei mesi spagnoli, che, sorte ha voluto, hanno coinciso con la nascita del 15M o indignados, o democracia real ya, como queréis… Forse è vero, come mi è stato fatto notare, che il mio sguardo di italiana all’estero non fa altro che tradurre e comparare, spesso calpestando anche la parte buona del mio orgoglio nazionale, però ho visto qualcosa muoversi. E mi mancava.

Italiani, paraculi.

Posso già da ora, da buona paracula, annotare qui le obiezioni alla mia stessa tesi, che per chi non l’avesse capita qui sintetizzo: in Spagna esiste un’ Opinione Pubblica mentre in italia esiste al massimo un pubblico.

Riporto qui gli spunti che sono sorti in differenti momenti in diverse conversazioni.

– Itinerario storico spagnolo non ha a che vedere con l’italiano, e così il percorso dei movimenti politici: la Spagna è sotto Franco mentre in Italia c’è il’68.

-La Spagna ha un problema di paro, giovanile, più preoccupante di quello italiano

-Per molteplici motivi, anche poco chiari, noi stessi, o meglio io, non ne sappiamo, non ne so, quanto dovremmo, o dovrei, sui movimenti sociali in Italia e probabilmente ignor(o)iamo realtà di tutto rispetto, solo perché invece di partecipare ci, o meglio mi (!), riesce più facile, demolire/criticare/svalutare quello che già esiste.

(Se volete ampliare l’elenco, benvenuti)

Però…Investigare le origini può spiegare ma non insegnare, e credo che non sia il momento di metterci in cattedra ma, al contrario, di  sederci zitti zitti in prima fila per cercare di capire tutto quello che non abbiamo capito prima e ci siamo persi per strada. Perché l’assunto è che qualcosa è andato storto. 

Non parliamo di paro in un paese dove l’Ikea ti assume come stagista.

Probabilmente realtà formate da persone capaci, coinvolte e coinvolgenti esistono. Però se non si conoscono è difficile farle crescere, e per conoscerle è necessario un movimento Globale, che funzioni anche localmente, ma che sia continuamente connesso, continuamente presente.

La Spagna adesso ci può insegnare questo:

#spanishrevolution – movimento 15M from mikelee on Vimeo.

Era Il 15 di Maggio quando, al termine della manifestazione anticrisi indetta da Democracia Real Ya, un gruppo di persone decise di non tornare a casa ma di fare casa, e così si fermarono per la notte nella Puerta del Sol. La polizia arrivò e minacciandoli sgomberò la piccola acampada. Tutto venne registrato e postato su facebook twitter e compagnia in tempo reale. Le altre piazze che, invece, erano tornate a sedersi comode in divano, si indignano, Madrid si indigna, tutti insomma decidono di uscire di nuovo. E di non tornare a casa. Il giorno dopo sono molti di più. Rafforzandosi e avvicinandosi grazie a questo atipico giornalismo spontaneo le piazze si parlano, si raccontano, stanno l’una a fianco all’altra. Nasce il 15-M. Tutto il movimento è caratterizzato da questa oscillazione tra globale e locale, continuamente connessi come vorrebbe l’ordine naturale delle cose. Nello stesso tempo il movimento fa del suo mezzo di comunicazione privilegiato anche un obiettivo di lotta: Internet deve essere libera. Il locale si globalizza nel mondo digitale, così come si diffondono azioni di hacker-attivismo, e la web diventa lo spazio dove ritrovare una libertà di pensiero, di libera circolazione dell’informazione, di finanziamento etico…

Qui finisce la storia. E noi che facciamo? Usciamo?

Virginia Negro

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One thought on “Esci!

  1. Pingback: Una storia ancora lontana. « Puchero Urbano

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