Per un giro di valzer

Realmente uscita  per tapeare nel bar sotto casa di nuova e piacevole scoperta, cañita con tapa a un euro e mezzo!,  mi sono scoperta ancora una volta piú nordica di quanto non credessi.  Alle sette e mezza il bar era ancora chiuso: nella giornata malagueña l’aperitivo non è previsto prima delle 21.  Costretta a peregrinare almeno per una buona mezz’ora, ho attraversato il  Ridicolo Fiume della cittá (un’ autopista di secco cemento, che credo non veda l’acqua da almeno un decennio) e mi sono ritrovata all’inaugurazione della mostra di William Kentridge nel Cac, il Centro d’Arte contemporanea di Malaga.  Confesso: fui guidata da una prosaica curiosita´piú per il rinfresco che per la mostra.  Comunque sia, eccomi tra il sindaco, l’ambasciatrice sudafricana e L’Artista cercando il vassoio dei voulevants.

Dopo un paio di accurate ispezioni per un lato e l’altro del museo mi sono dovuta arrendere all’evidenza. Nessun Rinfresco.  Piena di vergogna e di un senso di colpa che quasi aveva silenziato i brontolii di stomaco ho smesso di cercare uomini vestiti da camerieri e ho iniziato a guardarmi intorno.

I lavori di Kentridge sono una sequenza di enormi arazzi, da cui emergono  silhoutte di uomini- viaggiatori, chi con un globo, chi con un libro, pero´tutti colti in un movimento su uno sfondo fatto di antiche mappe di città e paesi.  Le sculture, sono delle piccole trasposizioni tridimensionali dei personaggi-viaggiatori, ombre di ferro che si trasformano in disegni a carboncino, fumosi, di un espressionismo classico, inquietante e magico: dei moderni Goya.  Anche l’installazione di Kentridge non tradisce questa poetica che sembra un’ode al disegno figurativo, maltrattato dall’arte contemporanea, ormai cos¡ assente dalla nostra coscienza di spettatori che nel vederlo non si puo´non sentire un impulso di tenerezza, come quelli che si hanno per i ricordi d’infanzia.  E’ una Disegno/Installazione infatti la sua, che unisce politica e poetica, e da buon sudafricano parla del colonialismo ( nello specifico credo fosse peró quello italiano in etiopia).

Sono uscita dal palazzo dalle grandi pareti bianche con la bella sensazione di sapere che nel mondo ci sono persone che amano e credono nel potere di arti che non si snaturano in filoni “cool” , arti albine, specie in via d’estinzione.  E ho goduto pensando che ancora mi mancano tanti grandi classici dellla letteratura,  del cinema, dell’arte e sempre me ne mancheranno. Questa non puo´che essere una fortuna.

Cos¡ me ne sono uscita. Non avevo piú fame.

Dimenticavo, il titolo della mostra era ¿No se unirá usted al baile? Won’t you join the ball?

Invitata a un giro di danza non posso certo star seduta.

Annunci

One thought on “Per un giro di valzer

  1. Concordo nel fatto che non esiste una fine alla cultura specie nel campo delle arti e chi se ne nutre intraprende un percorso che porta ad una consapevolezza di sè attraverso il quale ci si pongono tanti perchè cercando di dare pienezza alla propria vita (cosa non sempre facile, anzi). L’importante è cercare sempre qualcosa…e guardare alle arti (letteratura,pittura,ecc) con gli occhi sempre infantili e gioire di ciò.
    baci
    susy brescia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...