Gabbiani in città.

Sono arrivata con il caldo vento africano del terral, e ora me ne devo andare mentre l’aria fresca primaverile inizia a scaldarsi.

Le contraddizioni si sprecano in questa dolce città arrampicata tra montagne, affacciata sul mare, deturpata dal virus della costruzione selvaggia, con la sua luce incantevole, i cari amici, gli incontri.

Per me qui c’è la luce.

Foto Carmina Rodriguez

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Stay in the loop

Da buona novizia di Twitter ancora non mi è del tutto chiaro a cosa (mi) serva quest’altro social network, e per risolvere L’Enigma sto circumnavigandolo aspettando che i tempi maturino per attaccarlo. Questa strategia non solo mi porta ad essere una utente di twitter votata puramente  al narcisismo, visto che “cinguetto” solo i post del suddetto blog, ma anche a coltivare un curioso interesse per tutto quello che si scrive e ruota attorno al servizio di microblogging più famoso del mondo.

Per ora Twitter continua ad essere l’interfaccia più misteriosa e allo stesso tempo intrigante con cui ho avuto a che fare, insomma non ho assolutamente risolto L’Enigma anzi se qualcuno potesse schiarirmi le idee…, ho però scoperto l’esistenza di un mondo di applicazioni “Filtro” che stanno nascendo parallelamente al proliferare di nuovi social network.

Giovedì scorso Twitter ha acquistato Summify: una start-up canadese che, come suggerisce il nome, filtra la massa di informazioni che fluttua tra followers, following, liste e cinguettii vari. Insomma se non hai tempo per seguire davvero chi stai seguendo Summify ti soccorrerà inviandoti direttamente e quotidianamente una email con i link alle notizie più interessanti. Il filtraggio semantico è opera di un algoritmo che si basa sui tweet più condivisi tra gli amici, i tuoi interessi, la tua routine sociale/digitale.

Nel web si produce e condivide una quantità talmente massiva di informazioni che a quanto pare non siamo umanamente in grado di filtrare, e dunque di darle un senso. Ad evitare che il web collassi su se stesso arrivano svariati servizi di filtraggio, tra cui Flipboard: un’applicazione per ipad al centro di molte polemiche legate proprio alla natura aggregante del suo funzionamento.  Flipboard permette di creare un social media magazine dinamico e personalizzato recuperando link, immagini,o qualsiasi tipo di condivisione multimediale di un nostro contatto facebook o twitter.  Il primo inghippo è che la distribuzione pubblicitaria si incentra completamente nell’interfaccia fliboard bypassando il sito originale. Per non parlare del tema copyright che chiaramente la logica di Flipboard scavalca completamente visto che l’accesso ai contenuti non passa più per chi produce l’informazione: perdendosi la tracciabilità dei dati web l’appropriazione diviene un rischio tangibile.

In realtà queste questioni non mi interessano granché. C’è invece da riflettere sul ruolo dei media cosiddetti tradizionali nell’universo dei new media. Non è forse la grande funzione del giornalismo vecchia scuola quella di filtrare, curare e accompagnarti all’informazione?  Questi nuovissimi media in realtà fanno esattamente quello che i vecchissimi e tradizionalissimi giornalisti facevano/fanno da decenni.

Forse nuovo/ vecchio sono categorie ormai obsolete, e la risposta non è neanche un semplice ritorno ai tempi d’oro del giornalismo. Come ben spiega Alex Wilhelm Flipboard non è solo un semplice aggregatore di contenuti «Trasforma il rumore in un segnale».  E’ dunque un valorizzatore di contenuti. «Flipboard prende i tweet e trasforma quel feed in un contenuto leggibile e coerente. Dai tweet al prodotto, dagli status di Facebook a informazioni ben organizzate, Flipboard prende un testo e ti restituisce un libro».

 

 

Foto di Mauro Negro

 

Virginia Negro

Recetas urbanas.

L’antropologo francese Marc Augé definisce non-luoghi quegli spazi urbani che non creano singole identità né relazioni, ma soltanto solitudine e similitudine, spazi in cui l’individuo si trasforma in consumatore o in automobilista etc… I segni mediatici procedono da questo spazio senza qualità, uno spazio architettonico che ingloba le nostre città, che si sviluppa senza sosta.

Già i Situazionisti Come  pratica di resistenza alla creazione di questi terrain vagues elaborarono un programma d’azione chiamato Urbanismo Unitario: guerriglia estetica finalizzata allo sconvolgimento del tessuto urbano preesistente. La chiave di volta di questa fantasiosa resistenza fu il concetto di détournement, teorizzato nel 1957 da Debord. Détournement è traducibile con straniamento: è una pratica che modifica il modo di vedere oggetti o concetti comuni, strappandoli al loro contesto abituale e inserendoli in una nuova e inconsueta relazione avviando un processo di riflessione critica.  A differenza del détournement alla Duchamp i Situazionisti lo finalizzano allo stravolgimento della grammatica culturale, cioè l’insieme  delle relazioni di potere e egemonia  che regolano  l’interpretazione di oggetti d’uso e modi di comportamento riproducendo così il sistema di rapporti sociali di comando.Così la grammatica culturale è parte di questa mitologia quotidiana quasi mai messa in discussione, ma viene semplicemente assunta come un dato di fatto, come una presenza naturale.

Il détournement funziona come una “tattica”. La tattica infatti gioca sul terrenoimposto dalle regole di potere, si muove per così dire in campo nemico, gioca con leforze di potere cercando di infilarsi tra le crepe di quest’ultima attraverso anche piccoleazioni quotidiane. Spesso queste azioni “tattiche” sono temporanee, sovvertono perpoco le strategie del potere, non hanno la pretesa di “cambiare la società” radicalmentee permanentemente, ma di procedere efficacemente a farlo, passo dopo passo, azionedopo azione connettendo un intervento con l’altro, formando molteplicità di individui edi pratiche quotidiane in una sorta di potenziale “strategia delle tattiche”.

I Situazionisti per quanto siano definiti come un collettivo artistico rifiutavano l’idea di arte borghese ma soprattutto non concepivano le azioni artistiche non finalizzate a un progetto politico rivoluzionario.La cultura non si forma in segmenti sociali circoscritti ma comprende tutte le forme di espressione umana, tutte le azioni e i tutti prodotti del quotidiano, comprende i rapporti tra gli individui, la società e le imposizioni sociali. Quindi la cultura pervade interamente la società, e dunque ogni azione culturale è anche un’azione politica.

Dove collocare l’architettura in questa catena di meccanismi produttivi e riproduttivi del potere? Lo spazio pubblico  rappresenta e riproduce le dimensioni della grammatica culturale dominante, ma allo stesso tempo si apre alla possibilità di sovvertire quelle stesse regole per la sua stessa caratteristica di spazio inglobante ed eterogeneo, uno spazio che lascia margini di manovra agli individui persottrarsi alle strategie di comando. La prima caratteristica dello spazio urbano è infattiquello di essere in termini di grammatica culturale leggibile simbolicamente: architetture come municipi rappresentano infatti il potere politico, musei, chiese sonosimboli di valori culturali. Comprendendo l’effetto simbolico delle strutture spaziali sipuò stravolgerlo innescando nuove concatenazioni, giocando con i valori stabiliti e caricandoli di un senso nuovo.

Se, come diceva Eco in Opera Aperta,   l’architettura è una forma di comunicazione di massa in quanto non è che un’ operazione che si rivolge a gruppi umani, per soddisfare alcune loro esigenze e persuaderli a vivere in determinato modo, allora anche l’architettura può essere letta in termini di grammatica culturale, così come può sfuggire e trasformarsi in arte politica. Nel contesto dominante dell’architettura spettacolo e dell’architettura investimento l’architetto spesso si trasforma in un designer, o in un mero esecutore di modelli chehanno ottenuto successo a livello economico, senza mettere sulla bilancia l’aspetto sociale dell’ habitat urbano. L’architettura sociale però esiste e l’esempio è quello del collettivo RecetasUrbanas, capitanato dal sivigliano Santiago Cirugeda (QUI una bella intervista).  Lo scopo è quello di cercare di creare luoghi che sovvertano temporaneamente la logica dominante della città come vetrina turistica e investimento economico. I cittadini riacquistano un ruolo chiave ed attivo nella creazione della loro città e la strategia per riumanizzare la città resta il détournement. Deviare e affrontare i problemi con soluzioniimprevedibili, sia cercando di approfittare di lacune nella legislazione urbanistica, sia affrontando questioni a livello di materiali.

Nascono così progetti quali l’occupazione di un solares, trasformando un luogo senza utilità in uno spazio collettivo come può esserlo un parco giochi.

Aspettando di intervistare l’architteto-cittadino segnalo anche il collettivo Arquitecturas Colectivas, di Valencia che organizza inumerevoli workshop e un festival di urbanismo sociale. Se conoscete realtà simili in Italia segnalate!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Virginia Negro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per una Casa Invisibile e Libera.

Il video è un breve recorrido per la Casa che vale davvero la pena vedere!

Solo un breve post mattutino per continuare a festeggiare il compleanno di questo luogo magico, che rima con la mia Malaga.

5 anni fa, questa meravigliosa casa abbandonata dai vetri smerigliati e le pareti tipicamente andaluze fu recuperata da 150 persone: associazione di vicini, giovani e meno giovani, per aprire un luogo Comune dove fomentare il pensiero critico, attività sociali, e la creazione collettiva. Qui il video di quel momento.

Ora La Invisible organizza decine di tallers (tra cui le mie lezioni di italiano, il lunedì alle 21!), classi di lingua, yoga, tango, flamenco e verdiales, ma anche conferenze, dibattiti, cineforum.

Non è il classico centro sociale, almeno differisce da quella che è la mia esperienza di centro sociale in Italia, è un luogo realmente vissuto dalla cittadinanza, punto di incontro ( la bellissima caffetteria- libreria è uno dei posti più piacevoli qui a Malaga) dove far crescere un’ etica pubblica reale e comune, una cultura partecipativa e perché no anche rivendicativa.

Proprio ora la Casa si trova infatti nella precaria situazione di dover firmare un contratto, che per ora  è altrettanto “invisibile”,  con il comune per poter continuare ad esistere almeno altri 5 anni.

Ad appoggiare questo sogno di isola che non c’è ci sono tantissimi grandi nomi della cultura (tra cui Dario Fo), che non solo si sono espressi a favore del progetto ma hanno deciso di presentare spettacoli, o conferenze proprio qui. Non è un caso che anche il più grande museo di arte contemporanea spagnolo, il Reina Sofia, abbia iniziato quest’anno a collaborare con questa atipica istituzione culturale spontanea, riconoscendone non solo il valore sociale ma anche le potenzialità creative. Non solo mi auguro che la casa Invisible invecchi moltissimo di più, ma che figli, si riproduca fuori dai confini iberici, perché un posto così cambia visibilmente la vita di tutti.

L’artista e il villaggio globale.

Collezionare opere d’arte è da sempre ad appannaggio di famiglie, o privati,  a dir poco danarosi. Il mercato dell’arte è infatti un gioco regolato da cifre spropositate.  Opere che fisicamente non esistono, che non sono altro che concetti o lattine vuote sono quotate quanto multinazionali.

Al giorno d’oggi sia l’artista che lo spettatore dispongono di nuove tecnologie. Non è necessario andare a vernissage, esposizioni e comprarsi cataloghi costosissimi per conoscere i nuovi lavori degli artisti. Google image è stata la risposta a questo annoso problema.  Artisti e anche collezionisti hanno visto in questa open art source un nuovo mondo, dove valore e denaro si tengono a distanza.

L’esempio è Coleccionarte, creato da due argentini: il disegnatore web Diego Trulls e dal collezionista Gabriel Werthein.

Proprio dal nuovo matrimonio artista-web nasce l’idea di questo sito dove è possibile scaricare gratuitamente opere di giovani, e meno giovani, artisti internazionali. Trulls infatti si è ritrovato in un momento della sua carriera a disegnare siti web di moltissimi artisti, e, senza neanche rendersene conto, ha iniziato un intercambio, un’opera digitale per una pagina web dell’artista. Il risultato fu che si ritrovò circondato da opere d’arte.  Manca solo l’incontro con un collezionista con decenni di esperienza e un vero amore per l’arte, e il gioco è fatto.

L’incontro con Gabriel Werthein concretizza e ordina l’idea di un’arte a fruizione libera e digitale.  Gli artisti vengono scelti cercando di creare un discorso coerente di gusto e qualità, allo stesso tempo l’artista possiede totale libertà, l’idea è non solo che l’utente x possa appropriarsi di un’opera d’arte tenendola nel suo pc o stampandola, ma anche che l’artista possa lavorare giocando, in un ambiente ludico, animato solo dall’entusiasmo per il progetto stesso.

Democratizzare l’arte, contribuire all’alfabetizzazione visiva trasformando le mense scolastiche in gallerie, ri-portare l’avanguardia in luoghi reali del mondo e non lasciarla morire in caverne luminose, controllata da cifre parossistiche, insomma non abbandonarla al cosiddetto mercato dell’arte, che purtroppo ha più a che fare con ingnegnerie finanziarie che con l’idea di cultura.  Inter-A(r)ttuare.

 

 

Virginia Negro

Inside Out: How Art-collaboration changes everything.

Il portmanteu Prosumers nasce dall’incastro tra producer e consumer per definire quella nuova razza di consumatori “attivi”, educati alla scelta del prodotto e informati quanto un professionale.

Il prosumer non si limita a consumare e dispiega a pieno la sua identità ibrida nella prosumption (production/consumption): non si limita cioè a essere l’utente utilizzatore finale del prodotto in quanto risulta coinvolto anche nel processo di creazione dello stesso. Navigatore del web 2.0 e Destinante-Destinatario delle piattaforme di crowdsourcing, il prosumer è il traget che ripensa l’economia attuale, che non si ferma alle teorie liberali ma sta rifondandosi sulla base del peer to peer, e inizia a chiamarsi in un modo altro: Wikinomics.

Smarcandosi dalla passivitá che lo aveva contraddistinto fino ad oggi si ri-definisce come utente. Nascono nuovi modelli economici che sono inevitabilmente legati a nuove modalitá comunicative, ad esempio il concetto di Ideagoras, luoghi virtuali dove aziende, persone, chiunque puó scambiarsi idee, opinión, cercare soluzioni. La knoweldge commons guida i business di successo: la comunicazione cambia radicalmente gli orizzonti delle grandi aziende.

I teorici della wikinomics assicurano che le compagnie che si adatteranno prima all’economia collaborativa domineranno il mercato. L’artista Jr li ha ascoltati e ha creato il progetto INSIDE OUT.

Famoso per i suoi enorme ritratti black and white incollati su edifici, ponti, scale di tutto il mondo: dal progetto sulle banlieu parigine (Portrait of a generation) a Face2face dove mescolava foto di palestinesi e israeliani, all’ultima itinerante (Africa, sudAmerica, Cambogia) esposizione di ritratti di donne vittime di violenza: Women Are Heroes, da cui nasce anche un film documentario.

La proposta si è concretizzata. Nasce Inside Out : un progetto artistico participativo, cioè chiunque puó presentare un progetto che parli di un luogo, la propria cittá, il proprio paese, e che trasmetta un messaggio, una storia che valga la pena condividere. La forma è sempre quella del ritratto in bianco e nero, questa volta peró il soggetto puoi sceglierlo tu, cosí come potrai organizzare, da solo o come collettivo, la logistica della tua stree expo.

Piú di 4000 progetti in tutto il mondo, decine di migliaia di persone coinvolte in quest’avventura che permette di raccontare un astoria particlare inserendola in un contesto globale.

Altri modi per contribuire al progetto sono per esempio oltre che finanziaramente  “Donare il proprio muro”  ma anche aiutare nel photoshoot di ogni progetto e nella realizzazione del film, l’evento finale che cercherà di tirare le fila di queste moltitudini creative.

Il festival The influencers, uno dei piu´importante appuntamenti della cultura jamming internazionael che nasce a Barcellona nell’ormai lontano 2004 non si è lasciato sfuggire l’occasione. Diffondendo una convocatoria, offrendo tailleres di fotografia, e scegliendo come protagonista i piccoli grande eroi che lottano contro gli sgomberi esecutivi conseguenza directa della bolla immobiliare (in questo articolo abbiamo parlato de los afectados por la hipoteca). Qui alcune foto del progetto catalano.

In italia esiste solo un progetto in quel di Roma, di sicuro peró non ci mancherebbero gli argomenti.

 

 

 

Virginia Negro