L’artista e il villaggio globale.

Collezionare opere d’arte è da sempre ad appannaggio di famiglie, o privati,  a dir poco danarosi. Il mercato dell’arte è infatti un gioco regolato da cifre spropositate.  Opere che fisicamente non esistono, che non sono altro che concetti o lattine vuote sono quotate quanto multinazionali.

Al giorno d’oggi sia l’artista che lo spettatore dispongono di nuove tecnologie. Non è necessario andare a vernissage, esposizioni e comprarsi cataloghi costosissimi per conoscere i nuovi lavori degli artisti. Google image è stata la risposta a questo annoso problema.  Artisti e anche collezionisti hanno visto in questa open art source un nuovo mondo, dove valore e denaro si tengono a distanza.

L’esempio è Coleccionarte, creato da due argentini: il disegnatore web Diego Trulls e dal collezionista Gabriel Werthein.

Proprio dal nuovo matrimonio artista-web nasce l’idea di questo sito dove è possibile scaricare gratuitamente opere di giovani, e meno giovani, artisti internazionali. Trulls infatti si è ritrovato in un momento della sua carriera a disegnare siti web di moltissimi artisti, e, senza neanche rendersene conto, ha iniziato un intercambio, un’opera digitale per una pagina web dell’artista. Il risultato fu che si ritrovò circondato da opere d’arte.  Manca solo l’incontro con un collezionista con decenni di esperienza e un vero amore per l’arte, e il gioco è fatto.

L’incontro con Gabriel Werthein concretizza e ordina l’idea di un’arte a fruizione libera e digitale.  Gli artisti vengono scelti cercando di creare un discorso coerente di gusto e qualità, allo stesso tempo l’artista possiede totale libertà, l’idea è non solo che l’utente x possa appropriarsi di un’opera d’arte tenendola nel suo pc o stampandola, ma anche che l’artista possa lavorare giocando, in un ambiente ludico, animato solo dall’entusiasmo per il progetto stesso.

Democratizzare l’arte, contribuire all’alfabetizzazione visiva trasformando le mense scolastiche in gallerie, ri-portare l’avanguardia in luoghi reali del mondo e non lasciarla morire in caverne luminose, controllata da cifre parossistiche, insomma non abbandonarla al cosiddetto mercato dell’arte, che purtroppo ha più a che fare con ingnegnerie finanziarie che con l’idea di cultura.  Inter-A(r)ttuare.

 

 

Virginia Negro

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