Au revoir, diable!

La destra e la crisi. Negli ultimi due anni l’estrema destra ha continuato a crescere trasversalmente dentro i confini europei, da est a ovest, da nord a sud. La tradizione specifica che si portano dietro le varie correnti certamente cambia, così come cambiano le modalità e lo stile comunicativo. Quello che però ritrovo come denominatore comune è questa “nuova” vocazione antisistema, utilizzata chiaramente come strumento per “sfruttare” il tema Crisi (non solo economica ma anche sociale), oltre che chiaramente un’intolleranza razzista nei confronti dell’immigrante (meglio se musulmano). Mentre in Olanda il Partito per la libertà (PVV) dice “Addio alla tolleranza olandese” e punta su uno stile comunicativo forte e provocatorio, in Francia Marine Lepen va alla caccia della perduta sobrietà.

Indiscussa leader dell’opposizione adesso ha i numeri per, come lei stessa afferma, “far implodere il sistema” ovvero:  “Exploser le monopole des deux partis de la banque, de la finance, des multinationales, du renoncement et de l’abandon “. Aggiungendo : “Face à un président sortant à la tête d’un parti considérablement affaibli, nous sommes désormais la seule et véritable opposition à la gauche ultra-libérale, laxiste et libertaire.” (trad:Di fronte a un presidente uscente a capo di un partito notevolmente indebolito,ora siamo l’unica opposizione reale all’ ultra-sinistra liberale, permissiva e libertaria”.  (ri-trad: pesco voti dal bacino di orfani dell’Ump e di disillusi dall’estrema sinistra).   Lontana dalle esternazioni razziste del padre la Le Pen ha intrapreso la strada della dédiabolisation nominando direttore strategico della campagna Florian Philippot.  29 anni, collaborò con il socialista  Chevènement durante le presidenziali del 2002; sempre vicino a  Chevènement il nuovo acquisto nella squadra del Front è Bertrand Dutheil che in una  una lettera aperta «a tutti i repubblicani di sinistra» intima di «non farsi abbindolare dai benpensanti». Oltre a loro Robert Ménard. Militante della Lega comunista rivoluzionario negli anni Settanta, fondatore di Reporters sans frontières, una delle organizzazioni più importanti del mondo per la difesa della libertà di stampa. Con la moglie, Emmanuelle Duverger, ha scritto il libro «Vive Le Pen!», dichiarando : «Mi piace Marine Le Pen. E’ l’unica a chiamare un gatto con il suo nome: gatto. Fornisce delle risposte ai problemi, che possono piacere o non piacere, ma almeno sono delle risposte. Sta calpestando una classe politica che si trova nell’incapacità totale di risolvere i problemi della Francia».  Dimenticando le derive antisemite e razziste del padre, con un team a dir poco eterogeneo il Front è riuscito a battere Mélenchon, l’uomo dalla cravatta rossa, e a scacciare il fantasma paterno.

Qui un interessante video di Libération sulla dédiabolisation e rediabolisation del Fn.

Puntando essenzialmente su uno stile comunicativo più secco e rigoroso, parlando più di economia che di immigrazione Marine è riuscita a pescare nel vasto bacino di scontenti, qualunquisti che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Ma non ha perso il bacino l’antico elettorato di Jean-Marie, e mentre condanna i totalitarismi criminalizza l’islamismo, ma lo fa sottilmente, sottovoce, solo quando è chiamata a rispondere sul tema. Normalizzando l’intolleranza e il razzismo Marine LePen riuscirà nell’impresa di diventare l’estrema destra più potente d’Europa?

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