Una storia ancora lontana.

Questo martedì il collettivo di STOP DESAHUCIOS– di cui abbiamo già parlato qui– procederà allo sfratto della succursale di Bankia a  Santurtzi, un comune euskadi, Pais Vasco. L’iniziativa è stata organizzata in risposta alla polemica di questi giorni sulla necessità di una commissione parlamentare d’inchiesta che investighi sulle responsabilità nel quasi fallimento del colosso spagnolo. Bankia ha chiesto al governo di Madrid 19 miliardi di euro dichiarando attraverso il suo presidente Jose Ignacio Goirigolzarri che il piano di salvataggio servirebbe solo a “rafforzare la liquidità, solvibilità e solidità della banca”.
In realtà l’istituto di credito è stato fortemente esposto alla bolla immobiliare, ed è carico di asset tossici, tanto da avere a bilancio circa 32 miliardi di euro di prestiti e investimenti che potrebbero non rientrare in cassa.

Davanti alle centinaia di famiglie sfrattate dalle loro case perché non sono in grado di pagare debiti alle banche, il governo ha deciso di non avventurasi in nessuna indagine e di saldare il passivo con 19 miliardi di euro. D’altronde è il suo istituto di credito. Frutto della fusione tra CajaMadrid e Bancaja, Bankia è stata diretta lungo tutta la passata decade da uomini di fiducia di Aznar, come Miguel Blesa, a cui è seguito Rodrigo Rato, invece uomo di Rajoy, fino all’ex governatore, sempre per il Partido Popular, della comunidad valenziana José Luis Olivas.

La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa, diceva Marx. Allora meglio iniziare a guardare altrove, a luoghi che poco hanno a che fare con la Vecchia Europa, per esempio all’Ecuador, dove l’attuale presidente Rafael Correa ha annunciato di voler riformare il sistema ipotecario. Già in una risoluzione di qualche tempo fa Correa aveva limitato la possibilità delle banche spagnole di potersi rifare su eventuali beni del debitore presenti in terra ecuatoriana.

Non posso non pensare anche al magheggio tutto kirchneriano della Repsol. Certo, l’esproprio e la nazionalizzazione di una tra le più grandi compagnie petrolifere è difficile da guardare con occhio troppo critico- una scelta simbolicamente, politicamente, economicamente coraggiosa e clamorosa-anche se il responsabile della gestione di questo nuovo tesoro argentino è proprio il figlio della Kirchner: Maximo.  Sarebbe interessante riuscire a interpretare questi, apparentemente, nuovi approcci politici, liberandoli e liberandoci dell’inevitabile populismo che li accompagna, e forse a volte, rischiosamente, li guida. Faccio fioretto, inizierò a guardare anche alla prensa d’oltreoceano.

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The league of noble peers.

Mentre dal nord Europa arrivano i partiti pirata, quello tedesco Piratenpartei Deutschland è arivato all’8.3%  alle ultime elezioni, the Pirate Bay-IL SITO from sweden da cui scaricare torrent- viene bloccato in Italia. Ma mille protoclli peer to peer(P2P) sono già nati, tra cui Vodo. La differenza è che Vodo è totalmente legale pur essendo un sito di condivisione di file bitorrent. Scaricando ci si trasforma in sponsor e questo grazie al fatto che Vodo lavora con creatori, musicisti, registi, che volontariamente si affidano alla distribuzione free to share. Lo stesso Vodo si trasforma in uno sponsor, basta inserirlo tra i credits. Una piattaforma che non solo ha un archivio cinematografico e musicale in continua crescita ma ha anche l’ambizione di trasformarsi in una casa di produzione- certo sempre P2P.

Dopo il colossal Steal this film, che poi fu la risposta all’ennesimo blocco-nello specifico la sentenza venne dalla corte inglese- del sito The Pirate Bay, il passo fu breve. Migliaia di documentaristi, registi emergenti e non, musicisti contrari all’attuale concetto di proprietà intellettuale scesero in campo con il loro lavoro per ridisegnare un diritto d’autore alternativo.

Il sudamerica non si fa attendere: nasce Cinepata, sullo stesso modello, investendo poi su un enorme mercato sepolto presente soprattutto adesso in latino america, che è quello del cinema indipendente.

La realtà italiana per ora mi è sconosciuta, anzi se qualcuno mi aiutasse nell’impresa di scoprirne di più… Forse il corrispettivo nazionale sono le web series, come Freaks (che ancora non ho visto) o Stuck. Produzioni che hanno avuto la capacità di giocare con le possibilità di diffusione del web ma non hanno certo preso di petto la questione più politica della condivisibilità insita nel mondo 2.0.

Españolear

De vuelta dal mio soggiorno iberico, sono atterrata immediatamente nella nostra colossale capitale che toglie fiato e tempo e fino ad ora non mi ha lasciato pace.  Non sono riuscita a lasciarmi andare alla nostalgia che però continuo a  sentirmi addosso.  Il mio ipod è ostaggio di flamenqueros e chitarre, il mio Pc mi chiede quotidianamente di giustificare l’impostazione di apertura di pagina: Google.es, cosa che tra l’altro ormai troppo spesso crea spericolate ambiguità semantiche. Piccoli gesti che restano sospesi, strascichi di una quotidianità passata che si fa mano a mano più lontana.

Forse seguire il festival di cinema spagnolo organizzato da 5 anni dal cinema Farnese,  a Campo dei Fiori, è stata una scelta terapeutica, più che una curiosità per la Nueva Ola dell’industria cinematografica spagnola. Un settore che a dispetto della crisi economica è in crescita, con una produzione nel 2011 di 101 film e un fatturato di 8000 milioni di euro. Un’industria che però non si è ancora del tutto aperta al mercato europeo o internazionale.

Spesso è davvero un peccato che il cinema español non sia trovi distribuzione nel nostro paese: è il caso di Primos di Daniel Sánchez-Arévalo. Una comedia ironica ma soprattutto autoironica su tre cugini trentenni in crisi. Lontani dai turbamenti paranoici dei nostri italici mucciniani over trenta, i tre protagonisti del film di Arévalo vivono i loro smarrimenti senza troppi complessi.  Sinossi: Diego, piantato sull’altare, costretto a un’umiliante monologo davanti alla navata occupata dagli invitati della “sposa” che, oltre a essere fedifraga è pure un po’ sbadata,  ha scordato di avvertire della sua assenza.  Il pre- neomaritino per superare il colpo decide di ubriacarsi coi suoi due cugini, Jose Miguel , un godereccio madrileño, e Julian, ex soldato tornato dalla guerra in Afghanistan senza un occhio, oltre che depresso e ipocondriaco. La borrachera porta consiglio e i tre decidono di partire per il pueblo di mare dove passavano le vacanze da piccoli. La missione sarà ritrovare il primo amore di Diego: Martina. Durante questo viaggio sulle tracce dell’adolescenza spensierata e vacanziera i nostri si troveranno a fare i conti con il loro presente.  Un film leggero,  tenuto in piedi da un buon ritmo comico e da attori divertiti oltre che divertenti.  Con il grande pregio di essere canzonatorio in primo luogo verso se stesso.

L’indifferenza dell’industria cinematografica europea per la produzione iberica non è sempre del tutto ingiustificata. Il rovescio della medaglia della commedia spagnola è sicuramente Días de futbol, un’inguardabile accozzaglia vanziniana di sketch volgari triti e ritriti,  attoracci e battutacce,  il tutto incorniciato da una fotografia insipida.  In tutta sincerità non riesco davvero a comprendere cosa abbia spinto gli organizzatori di questo festival a riproporre un film già inaccettabile qualche anno fa- è uscito nel 2004- e che mi ha costretto all’extrema ratio. Ebbene sì, sono sgattaiolata via a 10 min dalla fine:  la scena di sesso orale al ristorante, chiaramente quella sotto il tavolo era una Lei, con entrata dell’ex fidanzata del Lui che culmina in una- davvero imprevedibile-  gag comica non è adatta ai cuori deboli.  Ancora più intollerabile del cicciobombo protagonista sono state le risate del pubblico (Come può davvero divertire? In quel momento mi sono sentita così morettianamente in minoranza).

Vincitore assoluto dei Goya di quest’anno, ben 6 No habrà paz para los malvados apre il festival. E la coda per entrare in sala è interminabile. Non sono l’unica curiosa di vedere il nuovo thriller-noir dello sceneggiatore della Nona porta, Enrique Urbizu, che ha soffiato la statuetta all’imperatore del cinema spagnolo Almodovar. L’atmosfera noir –e anche un po’ western indossata dalla Madrid dei giorni nostri ( e forse anche un’ ingenua speranza che la storia si risolva in un finale esaltante ) è l’unico ancoraggio alla poltroncina di velluto.  Un’apparente litigio tra un poliziotto non proprio ortodosso e dal  passato oscuro, Santos Tinidad, e il proprietario di un bar  a luci rosse fa partire una doppia caccia all’uomo: da un lato la polizia cerca il colpevole, dall’altra il nostro assassino si mette sulle tracce dell’unico testimone della carneficina. La storia non dice ma suggerisce complotti molto meno banali di un dissapore tra alcolisti, arrivando addirittura a sospettare che dietro questa storiaccia si nasconda il male di tutti i mali, almeno per un occidentale: il terrorismo islamico.  Questi gli ingredienti di un film poco originale e poco coraggioso con l’unico merito di essere esteticamente riconoscibile, grazie anche ad un buon attore protagonista, che riesce a caratterizzare bene quest’antieroe a metà strada tra Er Monnezza , Clint Eastwood e il Russell di Death Proof.

La più bella sorpresa di questo festival è sicuramente Arrugas, un film di animazione tratto dalla graphic novel firmata Paco Roca. Emilio, ex direttore di banca in pensione, viene mandato dal figlio in una casa di riposo. Qui si trova a dover dividere la stanza con lo scaltro (o forse solo esageratamente concreto?) Miguel, e a dover affrontare i primi sintomi della sua malattia: l’alzahimer. Il dramma privato di Emilio è il dramma sociale della solitudine e dell’abbandono degli anziani, un tema che viene trattato con alte dosi di ironia e senza facili buonismi.  Un cinema che ha la capacità di non prendersi troppo sul serio, di giocare su un’ironia sempre ai limiti dell’unpolitically correct, il vecchio Miguel legge giornaletti sconci e non si fa scrupoli a spillare soldi agli altri ospiti del geriatrico approfittando delle loro debolezze e paturnie fisiche/mentali.

Prevedere il futuro di questo, al momento ancora disorganico, cinema non è così facile.  Dobbiamo considerare che il mosaico attuale è nato da poco insieme alla movida degli anni 80, periodo in cui David Trueba ambienta Madrid 1987, il suo ultimo lavoro. Miguel e Angela si incontrano durante gli anni di consolidamento della recente democrazia, uno il maestro l’altra l’allieva. Il confronto tra i due è il paradigma dell’emancipazione, e, come i personaggi di Trueba si trovano a dover scrivere un prologo, così il cinema spagnolo nel pieno della sua pubertà sta cercando un’autonomia e un’identità che gli permettano di confrontarsi con il panorama internazionale. Certo,  un cinema adolescente a volte corre il rischio di soffrire di superficialità e ingenuità, ma mentre si fa adulto ci regala quello sguardo limpido e sognatore proprio dell’infanzia, capace nei suoi momenti migliori di sublimarsi in una commovente purezza.

A las cinco de la tarde

Il rituale grido silenzioso celebra il quasi compleanno dell’indignazione collettiva: una cerimonia emozionante dopo un anno di lotta, un anno in cui il movimento è cresciuto tra scandali Reali e giudiziari, e mentre il PP otteneva il miglior risultato elettorale della sua storia. Nella corrida il pubblico manifesta il suo disprezzo per il matador con il silenzio.  Ma questa è una festa- siamo pur sempre ad un anniversario- e il 15M si festeggia sventolando all’aria  migliaia di fazzoletti bianchi. Nella lingua della tauromachia il fazzoletto bianco è l’applauso allo spettacolo. Il movimento pacifico ringrazia la piazza, dopo un anno ancora attiva, presente: lo testimoniano le 40 000 persone solo a Madrid. Ma il ciclo, si sa, si rinnova all’infinito, e ritornano le cariche prepotenti della polizia. Durante la scorsa notte le acampade sono state sgomberate. La risposta dalla rete è immediata: #volveremosalascinco.

Di fronte ai filmati che dimostrano la violenza con cui è avvenuto lo sgombero, una classe politica che ha perduto il senso del pudore ma non il livore verso una VERA opinione pubblica afferma che manifestare è illegale in quanto suppone una privatizzazione dello spazio pubblico. Ma dov’è finito il sano e umano- e una volta addirittura banale-senso di colpa per il fallimento della Caja de Ahorros dove il PP della Aguirre ha collocato decine di amici e familiari? O per le responsabilità del governo nel caso Miguel Blesa?Responsabilità che non si limitano a essere civiche, politiche ma anche, e soprattutto, penali. Con che coraggio possono i colpevoli diretti di questa crisi non solo sgomberare forzosamente ma addirittura annunciare di voler impedire nuovi presidi? Rovesciando il senso di colpa e castigando le vittime l’atmosfera è diventata ormai insopportabile e la superbia intollerabile. La vergogna può essere un sentimento nobilissimo, che mi auguro continui a guidarci nella direzione giusta, che è quella delle Brigadas vecinales, collettivi che proteggono i migranti dalle persecuzioni della polizia, o il progetto di StopDesahucios, o quello di No-ma des (No ma’s desocupaci’on) una rete con offerte di lavoro parallela a quella governativa. Oltre a “occupare” l’agenda mediatica il 15M in questo suo primo anno è riuscito anche nell’impresa di forzare il PP a un dialogo sulla proposta di Legge di Trasparenza.  Il 15M si è imbarcato nell’ impresa di trasformare questo clima di vergogna in una ritrovata necessità di critica, responsabilità, per ricordarci che non tutte le opinioni sono rispettabili, e che a volte, almeno per pudore, ci si dovrebbe proprio censurare.

Fix the media.

I concetti di giornalismo partecipativo, open data e new media sono, già da parecchio tempo,  in grande fermento soprattutto negli Usa. In Europa è la Spagna la terra promessa delle molte iniziative che cavalcano questa nuova ola informatica.

Dalle costole del progetto americano Mediabugs nasce Fixmedia.org: uno strumento a disposizione del cittadino per hackeare la catena della notizia per aprirla alla folla.

Quindi Fixmedia è anche un punto d’incontro attivo per i lettori che possono dibattere la notizia commentandola oltre ad avere la possibilità di ampliarla, e certo, anche di correggerla.

Il bookmarklet della web permetterà di selezionare direttamente dalla fonte la notizia su cui vogliamo intervenire e, aprendo una finestra laterale, di segnalare l’errore, aggiungere link che verranno salvati in Fixmedia.org. Lì ogni notizia segnalata avrà la sua Url e potremo scovarla ttraverso un semplice sistema di filtri: per fonte (tutte le notizie de “El pais” per esempio, per tipologia di errore, o approfondimenti, dove le notizie segnalate non sono incorrette ma incomplete).

Il progetto si sviluppa ogni giorno un pò, ed è Goteo, di cui abbiamo parlato qui, la piattaforma di crowdfunding per il procomune, uno degli strumenti che stanno permettendo al progetto di finanziarsi ed evolversi.

Il mio interesse per questo tipo di esperimento non è solo ideologico, parola interessante vista l’enorme relazione tra la costruzione di un’immagine del mondo e interessi politici ed economici (l’italia anche in questo campo è in testa alla classifica), ma anche per testare ( e valorizzare) l’opinione pubblica.

Spezzare la spirale del silenzio teorizzata da Noelle Neumann negli anni 70:  la dittatura della maggioranza, dove il singolo in disaccordo sceglie di rimanere in silenzio, disincentivato ad esprimere la sua opinione contraria. Educarci a un’opinione pubblica eterogena, più profonda e polemica e mettere a fuoco la realtà, che troppo spesso, ci viene raccontata come una brutta favola.