Casa dolce casa.

La crisi edilizia ha trasformato l’urbanistica delle città spagnole, case abbandonate, solares, muri vuoti e porte surreali che si aprono su blocchi di cemento.

L’iniziativa di un gruppo di studenti, di quelli mi immagino io che c’hanno il computer assemblato e col motorino che fa i 100 all’ora…, hanno deciso di recuperare il materiale da un edificio lì lì per essere demolito per costruire uno spazio collettivo di lavoro e riflessione urbana.

Abbandonati dall’amministrazione pubblica, cittadini ma anche artisti hanno lavorato sull’autogestione a 360 gradi: a fortiori l’autocostruzione fisica dello spazio, che significa pensare ad un luogo polimorfico, adattabile ad una compagnia di teatro come ad un gruppo di vicini, anche perché il team di architetti è, come vedremo, a dir poco eterogeneo.

I teatranti della compagnia Varuma stanno cercando casa a Siviglia quando si accorgono che non sono i soli. Molti altri progetti culturali vagano senza fissa dimora o abitano sedi limitanti e non ben strutturate. Hanno deciso di unirsi e di costruirsela la casa. Con l’aiuto dell’architetto Santiago Cirugeda, di cui abbiamo parlato qui, e di goteo come piattaforma di autofinanziamento. Sotto la supervisione di un architetto di fama internazionale, hanno partecipato professionisti e non, in un’impresa fisica di creazione aperto alla cittadinanza.

Sì può aiutare il progetto anche solo con 1 euro, e riflettendo sulla riappropriazione dello spazio urbano, sull’ingiustizia di una crisi edilizia che non solo si paga con debiti pubblici in crescendo continuo, ma anche nella quotidianità di un paesaggio oppresso da abitazioni inabitate, anche a volte perché lasciate deserte per un tempo infinito fino a farle letteralmente crollare su loro stesse. Il paradosso perverso è poi quello di non riuscire a trovare un luogo, in questa landa di muri senza padroni. I prezzi continuano a essere troppo alti.  Ingiustamente continuiamo a pagare gli errori e le aberrazioni di questa distopia capitalista. Iniziare a costruire l’alternativa, partendo dallo spazio della città, per non solo riprenderselo ma anche per provare a provare e  immaginarlo diverso.

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