Chico y Rita

La Pixar sta all’animazione come la Apple al telefonino: sono il meglio che c’è. Sono inarrivabili nelle tecniche di realizzazione, nella qualità della sceneggiatura, nella precisione“scenografica”, insomma un po’ in tutto. Segue la Dreamworks. Fatturano fantastiliardi, producono moltissimi film che vincono praticamente ogni premio esistente nel campo dell’animazione, e a ragione: sono bellissimi. Chi non si ha pianto o voluto farlo- vi siete trattenuti solo perché di fianco c’era un imperturbabile bambino di  7 anni- durante i primi dieci minuti di Up? Chi non ha insistito per farsi prestare il figlio di un amico e rivedere Ratatouille  per la dodicesima volta?

I prodotti Pixar, dico Pixar per intenderci ma essere qualunque production di animazione CG, hanno il sapore dei vecchi cartoon Disney ma sono incredibilmente più evoluti tecnicamente, o meglio tecnologicamente.

La differenza è che non possiamo più intuire il disegno, lo studio e il bozzetto che hanno dato vita a Wall-e. La sua genesi è talmente fitta di passaggi che quasi non si riesce a immaginare che quel piccolo robottino sia stato uno schizzo di bic nel salotto di un geniale americano in bermuda. Si perdono l’impronta di matita che c’era nei vecchi cartoni, quelli che come spettri tornano sottoforma di cori allegrotti in nostalgici fine serata, richiamandosi l’uno con l’altro in maniera tanto ossessiva da poter provocare nausea oltre che secchezza delle fauci.

Con questo non penso che si stesse meglio quando si stava peggio, o che “non si fanno più i bei cartoni di un tempo”. Assolutamente. Mi sono accorta però di una tendenza, forse solo mia ma non credo, cioè quella di ricercare quel sapore di grafite che lascia intravedere una mano in trasparenza, che ci immerge in un mondo straniante perché deliberatamente inverosimile, abitato da personaggi che si muovono rigidi come burattini. Un mondo dove esiste ancora la possibilità di essere testimoni dell’errore, dello sbaglio da mano umana, un’ imprecisione che non solo accettiamo ma che addirittura fingiamo di non vedere per quel meccanismo meraviglioso che è la sospensione d’incredulità.

Credo sia anche questo il motivo che mi spinge verso lo scaffale dei fumetti, dove dò sempre uno sguardo alle graphic novels, non le compro mai perché la maggior parte delle voltecostano davvero troppo e il più delle volte le leggo appollaiata sugli sgabellini firmati Feltrinelli.  Quest’eco dell’infanzia mi pare pandemico: Internazionale ospita la rubrica, ormai quasi fissa, di graphic journalism, mentre Gipi è una piccola underground-star , e in Europa oltre Satrapi, Dautremer e Lizard fioriscono gli artisti-disegnatori. In Italia segnalo Manuel Fior, e per dare un senso alla categorizzazione di questo post in “Film invisibili” consiglio il cartoon Chico Y Rita– Arrugas l’ho già caldeggiato qui!- l’ultimo lavoro di Fernando Trueba e Javier Mariscal. Una storia d’amore e musica tra Cuba e New York negli anni dell’apartheid americano e della rivoluzione del Che e Fidel. Bellissima la colonna sonora, a sorpresa c’è anche Estrella Morente!, e il gusto di un film pieno zeppo di “errori”.

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One thought on “Chico y Rita

  1. Brava! Leggere di questo fa venire una gran voglia di vederlo….chissà se riuscirò a trovarlo, scovarlo….
    Continua così, è bello leggerti

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