Avremo sempre Parigi

Piccola guida pratica ai lati  più segreti e insoliti della Ville Lumiere

La ville lumiere, la Parigi romantica, Parigi capitale della moda, Parigi turistica, la Parigi bohème… Mille e una Parigi: difficile riuscire a ritrarne ogni faccia.  Pensando a come fare per dare una forma leggibile al mio anno parigino e ai miei souvenirs sur la ville mi viene in mente un’altra Parigi ancora: quella segreta, quella che ho conosciuto per caso, passeggiando e perdendomi, o attraverso improbabili incontri fortuiti. Angoli fuori dalla mappa della città, in cui ti sembra di ritrovarti vis à vis avec Paris, quelli in cui lo stupore e la bellezza si fondono insieme e ti fanno respirare più a fondo, luoghi che sfuggono alle cartine, proprio come l’isola che non c’è. Quindi per  raccontare la mia isola che non c’è devo prendere le strade meno battute, e lasciare che riaffiorino i ricordi che riposano negli occhi, così come  nel naso e nelle orecchie.

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Ricordi di suoni metropolitani mi ri-portano nel centro della ville, il cuore geografico di Parigi: il 1ere arrondissement.

Chatelet pullula di turisti, di commercianti, di artisti di strada che si esibiscono davanti al Beaubourg, ma basta prendere Rue Saint Denis per entrare in tutt’altro tipo di atmosfera. Questa vecchia strada romana mescola boutique e sexy shop, vecchie maitresse agghindate come alberi di natale e deliziose sale da the, e a questo strano intruglio di generi nessuno sembra prestare troppa attenzione. Con la sera però l’aria cambia: i negozi chiudono e restano solo le luci rosse dei locali di streap tease e quelle delle finestre delle case in cui si pratica il più antico mestiere del mondo. L’arco di Saint Denis alla fine della via  è la porta verso quello che è stato il mio quartiere per dodici mesi: Strasbourg Saint Denis, uno dei luoghi più colorati e multietnici di tutta Parigi. Le strade sono invase da alimentari turchi, macellerie nigeriane ma anche café branché, alla moda, frequentati da studenti e abitanti del quartiere, come il mitico Chez Janette, dove si danno appuntamento ogni sera decine di giovani.

Pochi giorni dopo il mio insediamento nell’appartamento in Rue du Faubourg du Saint Denis, passeggiando per il quartiere alla ricerca di un qualunque alimento che non odorasse di frites e carne di kebab, mi sono inoltrata in un piccolo passaggio: Passage Brady. Lungo e stretto il passage collega le due vie principali del quartiere, Rue du Faubourg e Boulevard de Sepastopol, ed è come essere catapultati a Calcutta o Nuova Delhi. Chiamato anche la Petit Indie, Passage Brady è occupato da ristoranti indiani che a suon di sconti sul menu (già a prezzi contenuti) si fanno una spietata concorrenza. E poi negozi di spezie, parrucchieri dalle vetrine colorate, locali dove donne dai lunghi capelli neri disegnano elaboratissimi tatuaggi all’henne.

Passage Brady è uno dei tanti passage di Parigi, gallerie spesso molto animate anche se sconosciute ai turisti e quindi frequentate solo dai veri parisiens. Sempre nel 2eme arrondissement un altro passage val bene una visita: Passage du Cairo, ispirato al Grand Bazar della capitale egiziana, ricoperto di geroglifici e di colonne con capitelli-loto e teste di antiche divinità.

Un’altra peculiarità tutta parigina sconosciuta ai più sono i vecchi terreni abbandonati delle linee ferroviarie o del metro. Molti di questi luoghi sono stati recuperati e adibiti a ristoranti, come il bel Chartier sempre nel 2eme (se ci andate troverete sicuramente una lunga coda, non spaventatevi, l’attesa non supera mai i 20 minuti), o trasformati in giardini, come l’impressionante progetto dell’edificio vegetale detto Flower Tower nel 17eme arrondissement. Ho scovato il primo di questi strani luoghi “recuperati” un pomeriggio a Gare du Lyon. Cercando di sfuggire a un sospettosissimo personaggio che voleva convincermi a convertirmi a non so quale religione sono salita su una piccola scala a chiocciola sul lato della strada. I 5 chilometri di verde e di vedute sui palazzi haussmanniani del 12eme arrondissement si sono stagliati di fronte al mio sguardo. Pochi passanti, qualche joggers, un paio di ciclisti e l’immensa gioia di aver scovato un piccolo segreto. E’ la promenade plantée: una passeggiata pedonale-giardino pubblico che sorge sul tracciato di una vecchia linea ferroviaria sopraelevata dismessa che andava da Place de la Bastille fino al Boulevard Periferique ai limiti della città.

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Parigi è perennemente in fase di rivoluzione, spazi abbandonati diventano parchi, i quartieri si “gentrificano” di continuo, cioè si riconvertono e da zone degradate, ai margini, si trasformano in officine di artisti, che da buoni pionieri sono i primi a trasferirsi attratti da atelier a prezzi più raggiungibili. Ecco fatto! Agli artisti seguono gli studenti e la categoria si allarga ai “bobo”: borghesi bohèmienne, e i quartieri rinascono. Ieri è’ successo a Belleville, un tempo teatro di spaccio, decadente covo della malavita, oggi tra i luoghi più interessanti della città, cuore del fermento sociale traboccante di locali, spazi espositivi, festival etc…Oggi accade a Oberkampf, altro quartiere in trasformazione, prima abitato solo dalla working class, adesso ospita, oltre a una miriade di locali e ristoranti, un enorme polo culturale (una ex fabbrica riconvertita) che comprende cinema, teatro, sale di esposizione: la “Maison de Metallos”.

Rivitalizzare le aree urbane a Parigi fa sempre rima con arte. Ecco come ci si può innamorare addirittura delle saracinesche, basta che siano “gentrificate”. Suona bizzarro a dirsi, ma si potrebbe girare per tutta la ville cercando i piccoli capolavori dipinti sulle serrande dei negozi. Le migliori sono sicuramente nel 18eme e nel 20eme arrondissement. Nel quartiere di Montmartre più di vent’anni fa un collettivo di pittori “Les Gazelles” hanno iniziato a decorare tutte le saracinesche di Rue cavallotti. L’idea era quella di rintracciare la storia dell’arte attraverso 28 dipinti eseguiti “alla maniera di…”, da Turner passando per l’Art Nouveau fino a Modigliani. Letteralmente un museo a ciel ouvert.

Anche il quartiere di Belleville, una babele di razze suoni odori e colori, apre le porte all’arte soprattutto nella bella Rue Piat, una delle vie più animate del 20eme arrondissement.

Un tempo quartiere operaio e multirazziale oggi Belleville è stata colonizzata dai giovani artisti e Rue Piat è affollata da ateliers e cafè e i suoi muri sono la tela di geniali writers. Percorrendo questa coloratissima via si arriva al parco di Belleville da cui si può godere di una delle viste più belle su Parigi. Oltre a farmi innamorare dei suoi muri Belleville mi ha fatto conoscere l’arte tutta francese dello slam. Lo slam è una miscela di rap, poesia e teatro. Gli ingredienti sono un café, avventori che ci sappiano fare con le rime e un pubblico che tra un kir e l’altro si travesta a giudice con tanto di paletta. Lo slam è diventato in pochissimo tempo un fenomeno nazionale tanto che ora esiste anche un festival, le Grand Slam Festival, che attrae visitatori e poeti da tutta la Francia.

Chiudere gli occhi e pensare a Parigi, oltre ai colori e ai suoni musicali dei versi slam… Le sinapsi della memoria portano anche odori, e seguendo le vie dell’olfatto arrivo alle domeniche al Marchè des enfants rouge, dove la cucina francese incontra quella marocchina, l’africana e l’araba. In questo mercato c’è Charlie, il venditore di ostriche a cui basta un “Ca va?” per cominciare con racconti di giovinezza in una Parigi che a suo dire non esiste più, ci sono famiglie di algerini e marocchini che vendono prodotti tipici delle loro terre e piatti di cous cous come non ne ho più assaggiati.

Ma Parigi è anche la Parigi cinese del 13eme, con i suoi supermercati dagli scaffali ricolmi di sacchi di riso e cibi dalle etichette incomprensibili, così com’è quella giapponese di Opera, dove il suono dolce del francese lascia il posto al silenzio tutto orientale delle sale dei sushi bar.

Cala la sera e le luci della ville lumiere si accendono… Oltre a Saint Michel con i suoi localini jazz, le discoteche di Montparnasse e i bistrot di Bourse, le viette del Butte aux caille (sud est del 13eme arrondissement) meritano una visita.

Non so se sono riuscita a disegnare un profilo di questa città già raccontata in mille romanzi, nelle pellicole della Nouvelle Vague e dai poeti più famosi del mondo…Ci sono quelle Parigi e poi ci sono le Parigi che ognuno di noi sceglie di scoprire, le Parigi infinite. Non per niente alla domanda supplichevole della Bergman all’aeroporto di Casablanca“ And what about us?”,Bogart, saggio, le risponde “We’ll always have Paris”.

Wikipost: Parigi è piena di ristoranti, locali con musica dal vivo, gallerie passeggiate e musei. Per orientarvi meglio compratevi il settimanale Officiel de Spectacle, una guida a tutti gli eventi più importanti, dalla musica all’arte a Parigi e dintorni. Per scovare invece qualche bel concertino fuori dai grandi circuiti dovete andare a caccia della free press settimanale Lylo, chiedetela nei café, oppure se volete andare sul sicuro fate un salto al centro artistico Point Ephemere (metro Jaures, lungo il canale).

E per affrontare non solo i mille volti ma anche tutte le stagioni della città più bella del mondo un link per comprare online tutto il necessario: Zalando, (grande risorsa per un giovane viaggiatore!). Adesso si può davvero partire!

Virginia Negro

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