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Apriti Medium

Il processo di costruzione del 15M come nuovo attore politico nella società spagnola ha trovato nelle nuove forme di comunicazione e nella rapidità di diffusione delle informazioni (interessante a questo proposito dare  un’occhiata a questo studio dell’Universita´di Saragozza sull’interazione degli usuari di twitter la settimana del 15 pubblicato qui in basso) non solo un potente alleato quanto un ambiente autogestibile e spesso autogestito, una forma di socialità e una possibilità di autogoverno democratico.  Non solo internet è uno strumento di protezione e diffusione del concetto chiave del movimento che è quello di pro comun (di cui abbiamo parlato nel post precedente), ma si è rivelato anche essere un bene comune in se stesso, in alcuni casi addirittura un esempio di riuscita gestione del bene comune da cui imparare.

Da una parte quindi il movimento ha saputo sfruttare la potenza di questo nuovo giornalismo immediato e spontaneo nato grazie ad Iphone, Ipad, blog e social network, dall’altra una parte del movimento si è digitalizzata, riportando in vita quel giornalismo che era ingrediente fondamentale di una reale democrazia: quello che controlla il potere.  Internet di nuovo diventa fondamentale, è difatti lo strumento più forte per scovare e diffondere dati pubblici.  A partire dalla liberalizzazione di questi dati si origina un altro movimento che è quello di Open Data e nasce così un data journalism. I fine è quello di monitorare l’amministrazione, capire che persone stanno influendo sulle decisioni politiche, ma anche sviluppare modelli di negozio: i dati infatti possono venir usati in modo nuovo, essere studiati e perché no anche sfruttati per offrire nuovi servizi.

Tra gli esempi più interessanti di Data Journalism ci sono le iniziative di David Cabo che potete trovare nel blog Pro bono publico.

Un progetto di crowdsourcing partito dal blog di Cabo è stata  #adoptaunsenator, nella quale chiunque era inviatao a trascrivere in una tabella di google Docs i dati delle dichiarazioni dei redditi di deputati e senatori, dichiarazioni che si trovavano solo in pdf difficilmente processabili quindi attraverso software. Lunghi intricati e illeggibili. Adesso qui potete trovare tutte le informazioni “tradotte”.  Lo stesso procedimento con le dichiarazioni dei redditi dei deputati.

Un altro progetto interessante è quello di Dondevan mis impuestos, una pagina che permette di visualizzare graficamente in modo semplice dove verranno spesi i fondi pubblici, permettendoti di comparare la cifra con quelle degli anni precedenti, scendendo anche nello specifico di ogni comunità autonoma, regione.

La società civile si rafforza, si dota di nuovi strumenti per pressionare oltre che monitorare l’amministrazione pubblica.

I centro di ricerca mediolab Madrid propone differenti progetti all’interno del concorso Visualizar 2011, progetti che vanno dal flusso degli alimenti alla gestione dei musei pubblici, solo per citarne alcuni. Se volete dare un’occhiata alla lista completa cliccate qui.

Abbiamo parlato un po’ della storia recente di questo giovane movimento sociale che è il 15m, abbiamo visto qui che grazie alle nuove tecnologie il 15m ha saputo far da solo, non gli è servita l’iscrizione a nessun albo dei giornalisti, ha sradicato gli ordini e la stampa tradizionale non ha potuto far altro che seguire quest’onda anomala ( i tentativi di boicottaggio, e indifferenza, mediatico ci sono stati).  Oltre a prendere coscienza dei nostri superpoteri di uomini-giornalisti, si sta cercando di fare di più: potenziare il ruolo chiave del giornalismo nella democrazia attraverso la divulgazione e l’interpretazione chiara e semplice dei dati pubblici. I dati son tratti, non ci resta che processarli.

 

Virginia Negro

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Crowdfunding. Microfinanziandoci.

Abbiamo parlato del crowdsourcing, un nuovo modo di creare/ perfezionare un prodotto collettivamente.

Il crowdfunding si basa sullo stesso paradigma, questa volta però il banco chiama e in comune si mette il denaro, si investe cioè collettivamente in un progetto proposto da un singolo, o da una collettività, il cui fine può andare dalla ricerca scientifica al sostegno dell’arte, al giornalismo partecipativo.

Insomma il capitale è là fuori, tra parenti, amici, amici di amici, nel tam tam di face book, l’importante è saperci fare.  Chi meglio di un  italiano poteva elaborare l’equazione amici=capitale e inventarsi un luogo dove far incontrare donatori e progetti?

L’ informatico Alberto Falossi crea Kapipal, mette in valigia capital & pals e rima collaborazione con soluzione.  Qualcuno ci ha creduto, e pare che funzioni: Obama ha finanziato parte della sua campagna elettorale proprio con donazioni dei suoi elettori, il Louvre ha lanciato l’iniziativa Tous mecenes (tutti mecenati) per riuscire a comprare Le tre grazie di Carnach da un collezionista.

Complichiamo l’algoritmo, al neo-concetto di Kapipal aggiungiamo quello di pro comun (pro=provecho y comun=comune) eil capitale di rischio si trasforma in capitale di irrigazione (il gioco di parole in spagnolo è intraducibile : capital riesgo si trasforma in capital riego), il crowdfunding e il crowdsourcing si ibridano in un contenitore comune plasmato sia sul concetto di finanziamento collettivo che su quello di

distribuzione collaborativa del lavoro. Perché l’algoritmo sia efficiente la piattaforma dovrà (far)investire in progetti che abbiano un ritorno collettivo, che generino cultura, innovazione, educazione dando nuova linfa alle risorse comuni. Perché l’algoritmo sia coerente anche la rete stessa dovrà essere “comune”, suscettibile di libero accesso e di ri-appropriazione da parte di qualunque xutente, in poche parole il codice deve essere aperto.  Questa libertà ricorsiva è garantita dalla licenza Creative commons che permette la condivisione di informazioni, conoscenze, processi e risultati. Contenuti digitali che si trasformano grazie all’uso dell’utente.

Il risultato è Goteo, un progetto aperto già nel suo Dna, di paternità attribuibile al collettivo Platoniq, che già si definisce come rete sociale di finanzi azione collettiva e collaborazione distributiva.

Goteo  rappresenta l’alternativa ( o il complemento) di finanzi azione dell’amministrazione pubblica e delle imprese private. La natura del sistema calza con le necessità del nuovo movimento sociale spagnolo nato e cresciuto positivo al virus del bene pubblico libero, che sia fisico, sovrasensibile o digitale.

Fin qui l’operazione sembra perfettamente riuscita, anche i risultati positivi e la realizzazione dei progetti sembrano confermare l’esattezza delle operazioni, la querelle sta però nella definizione stessa del progetto come l’alternativa ( o il complemento) di finanzi azione : forse un coefficiente da aggiungere ai nostri calcoli è la capacità di non dimenticare che il pubblico è un nostro diritto, e che dobbiamo non solo preservarlo e  seminarlo, prendendo coscienza della produttività del nostro essere cittadini ma anche continuare ad esigerlo goccia dopo goccia.

Solo per dare l’idea, tra gli ultimi progetti c’è Bookcamping: un archivio virtuale di libri online completamente gratuiti.

Spiegato dalla blogger Silvia Nanclares, da cui è partita l’idea.

Tu derecho a saber (clicca qui per vedere la video-presentazione del progetto), sarà una pgina web da cui poter richiedere informazioni su qualunque istituzione pubblica.

Virginia Negro

Crowdsourcing.

Secondo Jeff Howe, giornalista di Wired che ha coniato il termine, il crowdsourcing (da crowd=folla e outsourcing= in gergo aziendale “appaltare lavoro all’esterno”) è il nuovo futuro del business. Cercandone la definizione su Wikipedia, tra l’altro uno dei primi e più riusciti esempi di crowdsourcing volontario, ecco cosa si trova: “ un modello nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in una comunità virtuale”. Uno dei luoghi virtuali più conosciuti dove mettere a disposizione delle aziende le proprie competenze è il sito Innocentive.com. Grosse multinazionali lanciano sul sito delle vere e proprie sfide, “challenges”: chi risolve i quesiti può vincere da 0 a un milione di dollari. Le challenges attraversano trasversalmente campi eterogenei, da ricerche di chimica farmaceutica a stampe per t-shirt (www.threadless.com è una community che lancia sfide grafiche sulla tela di cotone delle t-shirt),  possono riguardare qualunque cosa e essere lanciate da qualunque azienda. Possiamo definirla una win win situation o la bilancia pende alla fine da una sola parte? Il lavoratore ne guadagna sì in visibilità, e forse investe in una prospettiva lavorativa, mentre per l’azienda, che sottopaga il prodotto finale, il risultato è costantemente in positivo. In tempi in cui l’equazione creatività+lavoro= stipendio mensile (sostenibile) è ancora tutta da verificare, questo tipo di piattaforme di crowdsourcing non fanno forse leva sulla precarietà del creative work peggiorandone ulteriormente le cattive condizioni di salute?

Credo che ci sia realmente una parte importante del business del futuro in queste nuove realtà,  ma la clausola è quella di intendere il lavoro in termini di collaboratività, e non di competitività.

Se una grande azienda appalta a una massa di grafici (neo, pseudo, panettieri di giorno smanettatori di photoshop di notte, per intenderci, e chi più ne ha più ne metta) il restyling del suo logo pagando poco o niente ( alcune volte la retribuzione sta semplicemente in una visibilità nella vetrina globale, i famosi 15 minuti di fama) un lavoro che prima veniva eseguito da lavoratori interni dipendenti, più che contribuire a creare una nuova frontiera del business sembra far cadere i confini del precariato trasformandolo in iper-precariato. Il mercato del lavoro e i suoi meccanismi regolati giuridicamente dal caro e vecchio (e dimenticato…) contratto, dalle lotte sindacali pregresse, si dissolvono in piccoli pixel nel mondo internautico fino ad ora privo di regolamentazione e controlli. Un mondo ancora senza legge e quindi spietatamente e darwinianamente crudele.

Ma la possibilità di disporre di aiuti, in termini economici o di idee e contenuti, non è a appannaggio esclusivo delle grandi imprese o delle istituzioni; anche il singolo individuo può sfruttare a suo vantaggio il valore partecipativo della comunità virtuale.  I Social Network oltre a dare libero sfogo al nostro voyeurismo possono essere usati come strumenti per realizzare e condividere idee progetti, interessi e perché no anche bisogni. Dalla semplice ricerca di un appartamento, alla creazione di progetti lavorativi alternativi, a proposte di interesse collettivo. Un’idea che è venuta ad un gruppo di artisti californiani, capeggiati dalla street artist Swoon, è stata quella di usare vecchie case dismesse e una chiesa sconsacrata come atelier “sociali”, dove, attraverso l’aiuto di madri, lavoratori e studenti, insomma di membri della comunità, ora esistono anche spazi ricreativi per bambini, corsi di inglese e arti plastiche etc…Il tutto reclutando volontari su Twitter e Facebook . Dal virtuale direttamente al territorio. Così nascono i Gcs, Gruppi di Creatività Solidale. Non si investe sul lavoro ready made, per citare Duchamp, ma sul work in progress, sul progetto, sull’idea: ecco che la rete può diventare strumento fondamentale, così come nella vita giorno per giorno lo è la rete “amicale”. Funzionamento orizzontale e non verticale. Perché in orizzontale “We do it better”.