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Casa dolce casa.

La crisi edilizia ha trasformato l’urbanistica delle città spagnole, case abbandonate, solares, muri vuoti e porte surreali che si aprono su blocchi di cemento.

L’iniziativa di un gruppo di studenti, di quelli mi immagino io che c’hanno il computer assemblato e col motorino che fa i 100 all’ora…, hanno deciso di recuperare il materiale da un edificio lì lì per essere demolito per costruire uno spazio collettivo di lavoro e riflessione urbana.

Abbandonati dall’amministrazione pubblica, cittadini ma anche artisti hanno lavorato sull’autogestione a 360 gradi: a fortiori l’autocostruzione fisica dello spazio, che significa pensare ad un luogo polimorfico, adattabile ad una compagnia di teatro come ad un gruppo di vicini, anche perché il team di architetti è, come vedremo, a dir poco eterogeneo.

I teatranti della compagnia Varuma stanno cercando casa a Siviglia quando si accorgono che non sono i soli. Molti altri progetti culturali vagano senza fissa dimora o abitano sedi limitanti e non ben strutturate. Hanno deciso di unirsi e di costruirsela la casa. Con l’aiuto dell’architetto Santiago Cirugeda, di cui abbiamo parlato qui, e di goteo come piattaforma di autofinanziamento. Sotto la supervisione di un architetto di fama internazionale, hanno partecipato professionisti e non, in un’impresa fisica di creazione aperto alla cittadinanza.

Sì può aiutare il progetto anche solo con 1 euro, e riflettendo sulla riappropriazione dello spazio urbano, sull’ingiustizia di una crisi edilizia che non solo si paga con debiti pubblici in crescendo continuo, ma anche nella quotidianità di un paesaggio oppresso da abitazioni inabitate, anche a volte perché lasciate deserte per un tempo infinito fino a farle letteralmente crollare su loro stesse. Il paradosso perverso è poi quello di non riuscire a trovare un luogo, in questa landa di muri senza padroni. I prezzi continuano a essere troppo alti.  Ingiustamente continuiamo a pagare gli errori e le aberrazioni di questa distopia capitalista. Iniziare a costruire l’alternativa, partendo dallo spazio della città, per non solo riprenderselo ma anche per provare a provare e  immaginarlo diverso.

Fix the media.

I concetti di giornalismo partecipativo, open data e new media sono, già da parecchio tempo,  in grande fermento soprattutto negli Usa. In Europa è la Spagna la terra promessa delle molte iniziative che cavalcano questa nuova ola informatica.

Dalle costole del progetto americano Mediabugs nasce Fixmedia.org: uno strumento a disposizione del cittadino per hackeare la catena della notizia per aprirla alla folla.

Quindi Fixmedia è anche un punto d’incontro attivo per i lettori che possono dibattere la notizia commentandola oltre ad avere la possibilità di ampliarla, e certo, anche di correggerla.

Il bookmarklet della web permetterà di selezionare direttamente dalla fonte la notizia su cui vogliamo intervenire e, aprendo una finestra laterale, di segnalare l’errore, aggiungere link che verranno salvati in Fixmedia.org. Lì ogni notizia segnalata avrà la sua Url e potremo scovarla ttraverso un semplice sistema di filtri: per fonte (tutte le notizie de “El pais” per esempio, per tipologia di errore, o approfondimenti, dove le notizie segnalate non sono incorrette ma incomplete).

Il progetto si sviluppa ogni giorno un pò, ed è Goteo, di cui abbiamo parlato qui, la piattaforma di crowdfunding per il procomune, uno degli strumenti che stanno permettendo al progetto di finanziarsi ed evolversi.

Il mio interesse per questo tipo di esperimento non è solo ideologico, parola interessante vista l’enorme relazione tra la costruzione di un’immagine del mondo e interessi politici ed economici (l’italia anche in questo campo è in testa alla classifica), ma anche per testare ( e valorizzare) l’opinione pubblica.

Spezzare la spirale del silenzio teorizzata da Noelle Neumann negli anni 70:  la dittatura della maggioranza, dove il singolo in disaccordo sceglie di rimanere in silenzio, disincentivato ad esprimere la sua opinione contraria. Educarci a un’opinione pubblica eterogena, più profonda e polemica e mettere a fuoco la realtà, che troppo spesso, ci viene raccontata come una brutta favola.