Archivi tag: street art

Inside Out: How Art-collaboration changes everything.

Il portmanteu Prosumers nasce dall’incastro tra producer e consumer per definire quella nuova razza di consumatori “attivi”, educati alla scelta del prodotto e informati quanto un professionale.

Il prosumer non si limita a consumare e dispiega a pieno la sua identità ibrida nella prosumption (production/consumption): non si limita cioè a essere l’utente utilizzatore finale del prodotto in quanto risulta coinvolto anche nel processo di creazione dello stesso. Navigatore del web 2.0 e Destinante-Destinatario delle piattaforme di crowdsourcing, il prosumer è il traget che ripensa l’economia attuale, che non si ferma alle teorie liberali ma sta rifondandosi sulla base del peer to peer, e inizia a chiamarsi in un modo altro: Wikinomics.

Smarcandosi dalla passivitá che lo aveva contraddistinto fino ad oggi si ri-definisce come utente. Nascono nuovi modelli economici che sono inevitabilmente legati a nuove modalitá comunicative, ad esempio il concetto di Ideagoras, luoghi virtuali dove aziende, persone, chiunque puó scambiarsi idee, opinión, cercare soluzioni. La knoweldge commons guida i business di successo: la comunicazione cambia radicalmente gli orizzonti delle grandi aziende.

I teorici della wikinomics assicurano che le compagnie che si adatteranno prima all’economia collaborativa domineranno il mercato. L’artista Jr li ha ascoltati e ha creato il progetto INSIDE OUT.

Famoso per i suoi enorme ritratti black and white incollati su edifici, ponti, scale di tutto il mondo: dal progetto sulle banlieu parigine (Portrait of a generation) a Face2face dove mescolava foto di palestinesi e israeliani, all’ultima itinerante (Africa, sudAmerica, Cambogia) esposizione di ritratti di donne vittime di violenza: Women Are Heroes, da cui nasce anche un film documentario.

La proposta si è concretizzata. Nasce Inside Out : un progetto artistico participativo, cioè chiunque puó presentare un progetto che parli di un luogo, la propria cittá, il proprio paese, e che trasmetta un messaggio, una storia che valga la pena condividere. La forma è sempre quella del ritratto in bianco e nero, questa volta peró il soggetto puoi sceglierlo tu, cosí come potrai organizzare, da solo o come collettivo, la logistica della tua stree expo.

Piú di 4000 progetti in tutto il mondo, decine di migliaia di persone coinvolte in quest’avventura che permette di raccontare un astoria particlare inserendola in un contesto globale.

Altri modi per contribuire al progetto sono per esempio oltre che finanziaramente  “Donare il proprio muro”  ma anche aiutare nel photoshoot di ogni progetto e nella realizzazione del film, l’evento finale che cercherà di tirare le fila di queste moltitudini creative.

Il festival The influencers, uno dei piu´importante appuntamenti della cultura jamming internazionael che nasce a Barcellona nell’ormai lontano 2004 non si è lasciato sfuggire l’occasione. Diffondendo una convocatoria, offrendo tailleres di fotografia, e scegliendo come protagonista i piccoli grande eroi che lottano contro gli sgomberi esecutivi conseguenza directa della bolla immobiliare (in questo articolo abbiamo parlato de los afectados por la hipoteca). Qui alcune foto del progetto catalano.

In italia esiste solo un progetto in quel di Roma, di sicuro peró non ci mancherebbero gli argomenti.

 

 

 

Virginia Negro

 

Annunci

URBASCOPE: Mappe urbane.

Quando calcolare itinerari stradali, percorsi e distanze non è la sola funzione della mappa.

Spesso quando inizio a scrivere seguo un piccolo rito, soprattutto per sconfiggere la terribile paura da pagina bianca, che consiste nello scartabellare in dizionari etimologici le radici di quelle che mi paiono essere le parole chiave, ovvero le stelle del nord di un qualunque scritto valido o pensiero lucido.  Questo ho fatto anche stavolta, e, amen, correrò il rischio di essere banale, ma vorrei iniziare proprio da qui. Comunicare viene dal greco koinomia, comunità, assorbito poi dal latino nel verbo communicare, ovvero rendere comune, raggruppare:  facilmente inferibile è dunque l’idea di reciprocità e quindi di Altro.

Perché parliamo di comunic-azione? Perché, rullo di tamburi, il protagonista centrale di questa rubrica di street art è lo spazio urbano, e qual è lo spazio comunicativo per eccellenza se non proprio quello della città?

Lo spazio pubblico è terreno di studio non solo di urbanisti, architetti, ma anche filosofi, antropologi, scrittori, artisti e perché no anche giornalisti. E questo perché non è solo un luogo geografico, mappabile, dove si muovono differenti attori sociali, Noi per capirci, che ingloba anche servizi privati, dal bar al ristorante, dai locutori ai trasporti. Ma è anche spazio pubblico spazio immateriale, dove si formano e  circolano le opinioni, dove si diffondono i messaggi mediatici (pensiamo al fenomeno free press, internet e la logica del think tank).

Quindi controllare lo spazio comune significa anche poter gestire la circolazione di informazioni: le grandi multinazionali fanno la corsa a acquistare lo spazio pubblicitario più grande nel centro di qualunque città, la politica coordina gli spazi in modo da poterli controllare più facilmente: dal mercato all’autorità lo spazio è specchio dei rapporti di potere della nostra società, quelli che Foucault chiamava rapporti di dominazione.

Il conformismo però è sempre instabile, basta un poco di distanziamento, un minimo sindacale di diversità, e, ecco fatto, niente è più prevedibile, da consumatori possiamo diventare produttori, trasformandoci in fonte di informazione.  E ecco che qui interviene il secondo concetto chiave: Internet.

Qualunque privato cittadino può aprirsi al mondo, esprimere ciò che gli piace, difendere le sue idee, mostrare le sue scoperte, e non solo davanti a uno spritz con un amico, ma al mondo intero: a chiunque interessi. E se guarda caso interessa a molti ecco che può davvero trovare visibilità.

Su questa forza virale della street art lavora Urbascope,  un software gratuito (ancora in versione Beta) che mappa la nostra città a mò di Google Maps, con una variante. Se quest’ultimo ci aiuta a sapere qual è la strada più veloce in macchina per andare al ristorante, ci mostra le foto del quartiere di Malaga dove abbiamo trovato appartamento, non ci aiuta però a vedere la città come quello che è: un museo d’arte classica e contemporanea all’aria aperta. Urbascope ti dice dove puoi trovare il nuovo graffiti del tuo artista preferito, che architetto ha costruito la strana casa che vedi ogni giorno sulla strada per andare a lavoro, insomma studia al microscopio il trattamento artistico de l paesaggio urbano.

Ogni utente può contribuire scovando nuove opere, condividendo le proprie foto e mappandole nella sezione signaler un bug. Per non essere da meno lanciamo il nostro primo segnale, un bug padovano, dando qualche indirizzo per poter vedere il lavoro dell’artista  Kenny Random.

Un mini itinerario che va da via Savonarola a via Roma finendo in Via Vescovado, per scoprire i disegni di questo misterioso maghetto, provare a fermarci un attimo quando passeremo sotto quell’arcobaleno di farfalle e prenderci il lusso di pensare che non stiamo semplicemente passando sotto un portico, ma che stiamo attraversando un’opera d’arte. Qui, ora.

www.urbamedia.com/urbascope, sul sito urbamedia potete trovare ancora info sul software (tra l’altro si scopre che la Paris street art sta appoggiando e finanziando il progetto).

Sul sito di Kenny Random  www.kennyrandom.com invece potete trovare altre foto del suo lavoro nella sezione Fine Art.

 

 

Virginia Negro

Express Yourself.

Tra gli street artist  c’è un artista parigino: Zevs, a cui la galleria newyorkese De Buck dedica una personale proprio in contemporanea a quella dell’affichistes italiano. Ironia del caso, conobbi i suoi Liquidated Logo passeggiando per Parigi. Zevs  allarga i confini del mondo della street art, prestando il suo lavoro anche a grandi marchi come Lavazza o Chanel. Una buona parte dell’universo dell’”arte di guerriglia” lo accusa di essere ormai solo uno spot di se stesso, mentre creativi e pubblicitari di grido lo osannano.

I suoi loghi liquidati terrorizzavano i flagship stores di tutte le grandi aziende tra Berlino, Londra e Parigi, che si trovavano costretti e ridipingere continuamente le facciate su cui giganteggia il brand aziendale. Qualche anno più tardi l’ inversione di marcia: Zevs acquista notorietà mondiale grazie ad un’azione di sabotaggio inflitta alla nota azienda produttrice di caffè Lavazza. Ecco cosa avviene ad Alexanderplatz a Berlino il 2 aprile 2002 alle 05.37 del mattino. Zevs, invitato da una galleria berlinese ad esporre i suoi attacchi visivi, compie la scalata criminale: taglia l’enorme affiche Lavazza. Il manifesto rappresenta una ragazza nuda ricoperta da scritte “Lavazza” e l’head line recita: Express Yourself. Prima di esporre l’ostaggio in galleria l’artista compie un affichage sauvage sui muri berlinesi. Le affiches non sono che una richiesta di riscatto alla Lavazza: 500 000 euro per riavere “la ragazza”. Il giorno della prevista esecuzione nella sala centrale del Palais de Tokyo, l’istituzione per l’arte contemporanea a Parigi,  un manager di Lavazza annuncia il pagamento del riscatto donando però l’assegno di 500 000 euro allo stesso Palais de Tokio. Per una sorta di Sindrome di Stoccolma la prassi visiva rivoluzionaria si ritorce contro di sé dando luce ad un’alter-nativa campagna pubblicitaria.

Quindi di cosa siamo arrivati a parlare: di arte o di (unconventional) marketing? Il marketing “ruba” le tattiche, gli strumenti e addirittura gli artisti all’arte di strada o piuttosto li valorizza, assicurando sia all’artista che al suo lavoro una maggiore visibilità? Oppure l’arte di guerriglia se accoppiata al marketing rischia l’integrazione della sua rivoluzione e perde dunque la battaglia contro la somatizzazione della malattia informativa?

Non saprei come dare una risposta, l’unica strada che posso prendere ora e ancora è quella di domandarmi: arte e pubblicità, idee e mezzi economici, spazio pubblico, cultura ma anche messaggi urlati, comunicazione deturpante. Invece che scommettere sull’una o sull’altra si può provare a far vincere la competizione alla creatività?

 

Virginia Negro