Il gattopardo ( e l’elefante)

Quand les cons sont braves Comme moi, Comme toi, Comme nous, Comme vous, Ce n’est pas très grave.
Qu’ils commettent, se permettent des bêtises, des sottises, qu’ils déraisonnent, ils n’emmerdent personne. Par malheur sur terre les trois quarts des tocards sont des gens très méchants, des crétins sectaires. Ils s’agitent, ils s’excitent, ils s’emploient, ils déploient leur zèle à la ronde, ils emmerdent tout le monde. (G. Brassens)

C’è stato un momento in cui ho davvero creduto che l’Italia potesse essere salvata da preti e puttane, quando una bionda con un registratore infilato tra le coppe del reggiseno ci ha aperto le porte di Palazzo Grazioli allargando così i confini della nostra fantasia. Chi mai avrebbe immaginato i lirismi con cui, spalancate le porte dei piani nobili, venivano affrontate tematiche essenziali quali l’incontro con pratiche e modi di pensare estranei alla cultura occidentale, l’organizzazione sociale e le strutture parentali di via Olgettina (caseggiato milanese dove concetti universali quali quello di “dignità”, o tabù come la gerontofilia sono stati rimessi in discussione mostrandoci una struttura sociale terza retta da rapporti politici e familiari che nulla o quasi nulla hanno a che vedere con le realtà fino ad ora conosciute), fornendo copiose dosi di materiale potenzialmente rivoluzionario  alle scienze antropologiche. Ma, la storia ci insegna, la portata innovativa di certe scoperte troppo spesso viene messa a tacere rallentando notevolmente il progresso.

In Spagna semplici e banali osservazioni di ordine etologico stanno invece mettendo sottosopra il paese e ponendo in serio pericolo le basi fondanti non solo delle scienze zoologiche ma dell’intero insieme delle conoscenze umanistiche. Il re, la cui funzione è misteriosa ma sicuramente anche imprescindibile, è andato in vacanza in Botswana e ha partecipato ad un safari facendosi ritrarre come un moderno Hemingway con il suo fucile e un enorme cadavere d’elefante. Gli stessi filomonarchici si chiedono se non sia arrivato il momento dell’abdicazione: questo è davvero troppo.  Giusto, con la disoccupazione giovanile alle stelle, la crisi nel suo momento forse più difficile, mentre si annunciano tagli alla sanità e alla spesa pubblica farsi venire l’idea di un safari multimilionario supera la definizione di cattivo gusto.

Per questo cara amica iberica (nome e cognome: Carmina Rodriguez) ti scrivo, stanca di sentir paragonare due paesi,  sento la necessità di dover prendere le distanze: i nostri paesi, il mio e il tuo, NON sono uguali. Noi, qui in Italia, mentre la crisi  spinge pensiamo al futuro della nostra classe dirigente. Chi ci guiderà tra 2, 5 anni avrà la brillantezza intellettuale che ha fatto di noi la culla della cultura, sarà abbastanza colto da poterci rappresentare, sarà abbastanza poliedrico, eclettico da poter affascinare il mondo diplomatico internazionale? Pensando a tutto questo abbiamo pagato la retta dell’università privata inglese di una delle migliori menti di questo paese, che non solo splende di luce propria ma porta nel sangue la storia di una dinastia che,  e qui le leggende si sprecano, si narra si mescolò con druidi, celti e paleoveneti.  Non abbiamo pensato solo ai giovani, al futuro, ma anche, da buona nazione di fedeli, ai più anziani, assicurandogli una casa e una vita dignitosa. E le donne, le barelliere dei momenti più difficili, le fedeli compagne nella salute e nella malattia.  Non ce ne siamo dimenticati. Di questo prodigo turbinio di benevolenza e lungimiranza già raccogliamo gli amorevoli frutti. L’aria politica è satura di un affetto che ci prepara a tempi ancor più rosei. All’alba di un  poetico passaggio del testimone si disegna il futuro del nostro grande paese.

Cara amica, la strada è ancora lunga e avete tanto da imparare. La direzione comunque mi sembra quella buona.

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